Le tempeste solari del 2012/2013

Le tempeste solari del 2012/2013

Siamo giorno per giorno condizionati dalle previsioni del tempo, pensando che là fuori tutto sia calmo. Niente di più sbagliato… anche nello spazio è possibile parlare di “cambiamenti climatici”. Forti tempeste solari, infatti, potranno quest’anno condizionare la vita di tutti i giorni molto più di un comune temporale.

Il nostro Sole, oltre ad essere una stella nel pieno della propria vita, che rifornisce di energia le superfici dei pianeti, presenta variazioni di attività, tra le quali una delle più note è quella ciclica di 11 anni. Tra quest’anno e il 2013, cadrà il massimo dell’attività solare di uno di questi cicli, nel quale l’emissione di particelle ad alta energia potrebbe essere tale da creare problemi seri ai sistemi di comunicazione e ai sistemi informatici in genere.

Flare solare, catturato dal Solar Dynamics Observatory. La più grande tempesta in cinque anni ha inviato le particelle cariche verso Terra con il potenziale per distruggere satelliti e reti elettriche. Immagine: Nasa/SDO/AIA/caratteristiche

Già qualche giorno fa un flare solare ha emesso la più intensa nube di particelle di questi ultimi anni. Il meccanismo di emissione di queste particelle è conosciuta come
eiezione coronale di massa (CME), che sostanzialmente è una vera e propria eruzione (per il Sole è detta flare) che avviene in zone particolarmente attive della nostra stella.

L’incremento dell’attività solare, pertanto, implica la presenza di molti più flares che inviano anche in direzione della Terra densi pacchetti di particelle cariche, che si scontrano con il nostro campo magnetico, inducendo le cosiddette tempeste geomagnetiche. Una delle manifestazioni più spettacolari di questa attività la osserviamo nelle aurore boreali. Ma gli effetti, come abbiamo già detto, non si riducono solo a questo. Le particelle hanno una tale energia da poter distruggere i sistemi dei satelliti in orbita, le apparecchiature elettriche, ed esiste anche un rischio concreto per gli astronauti nello spazio, che assorbirebbero molte più radiazioni del solito e in brevissimo tempo. Quest’ultima cosa è vera, anche se in modo molto più blando, per chi chi volasse con un aereo in prossimità dei poli magnetici.
Ai poli, infatti, il campo magnetico “sprofonda” a imbuto in direzione della superficie, schermando meno efficacemente le particelle e permettendo ad esse di raggiungere più facilmente le basse quote. Questa è una delle ragioni per le quali è possibile osservare le aurore boreali quasi esclusivamente alle alte latitudini

Le particelle emesse da Sole, viaggiano ad una velocità iniziale di quasi 2000 km/s per poi frenare, grazie alla materia interplanetaria interposta tra il Sole e la Terra. In ogni modo esse arrivano sul nostro pianeta ad una velocità di circa 1300 km/s.

Gli scienziati stanno tenendo costantemente sotto controllo il Sole, e possono osservare le eruzioni solari molte ore prima che gli effetti siano percepibili sulla Terra.

L’orientamento del nostro campo magnetico, per fortuna, è tale da riuscire a respingere il grosso degli effetti dannosi portati dalle particelle, ma la situazione potrebbe cambiare se i fenomeni di emissione dal Sole dovessero intensificarsi. In quest’ultima ipotesi dovremmo prepararci perfino a vedere i nostri cellulari e i computer andare in tilt!

Tutto ciò è certamente negativo per la vita di tutti i giorni, alla quale siamo abituati, anche se in questo caso si parla di fenomeni transitori. Eppure si ritiene che proprio le particelle solari ad alta energia abbiano avuto un ruolo fondamentale sulla storia evolutiva della vita del nostro pianeta, agendo da meccanismo di alterazione del DNA che in qualche modo ha funzionato da innesco per la differenziazione delle specie sulla Terra.

 

 

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