La prima mappa geologica completa della luna di Giove, Io, è stata pubblicata dal U.S. Geological Survey. Essa dipinge un mondo attivo in cui flussi di lava ridisegnano continuamente la superficie.
Io, scoperto da Galileo nel 1610, è soggetto a riscaldamento mareale dovuto all’estrema vicinanza al gigante Giove. La sua crosta è dunque continuamente deformata durante l’orbita intorno a Giove. E’ lo stesso meccanismo che analogamente avviene sulla Terra con le nostre maree, in cui la forza di gravità della Luna agisce in modo evidente sui nostri mari, facendone ciclicamente modificare l’altezza. La differenza sta ne fatto che la Luna è sostanzialmente di piccole dimensioni e dista da noi circa 384.000 km.

La superficie colorata di Io è letteralmente dipinta dalle lave di silicati, zolfo e depositi di biossido di zolfo. L’immagine riportata è stata creata mediante la combinazione di immagini dalle missioni Voyager e Galileo. Immagine: NASA/JPL/USGS.
Io al contrario subisce l’influenza del più grande pianeta del Sistema Solare, con una massa oltre 300 volte quella della Terra e dista dalla superficie nuvolosa di Giove circa quanto la Terra dalla Luna.
L’intenso riscaldamento che si genera, viene pertanto rilasciato attraverso centinaia di vulcani. La nuova mappa, è stata composta dai dati raccolti da Voyager 1 e 2 e dalla sonda Galileo.
Sono stati identificati non meno di 425 singoli centri vulcanici, o paterae, al fianco di vaste distese di zolfo e pianure ricche di anidride solforosa. Ben 19 diversi tipi di materiale di superficie tra cui montagne, pianure e depositi vulcanici.
Patera (plurale: paterae) è un termine latino che nel campo dell’esogeologia è utilizzato per designare formazioni geologiche extraterrestri simili a crateri irregolari, caratterizzati da bordi smerlati (Wikipedia).
Venticinque volte più attivo del nostro nostro pianeta, tutta la sua attività si riflette nella mancanza di crateri da impatto, probabilmente cancellati dalla continua rimodellazione della superficie.
Gran parte dei cambiamenti superficiali di Io, infatti, sono derivanti da vulcanismo anche se in realtà sembra che coinvolgano meno del 15% della sua superficie. “La nostra mappatura ha stabilito che la maggior parte degli hot spot attivi avvengono nelle paterae, che coprono meno del tre per cento della superficie di Io,” dice David Williams dell’Arizona State University, che ha guidato il progetto di ricerca lungo sei anni.
La mappa servirà anche ad ottimizzare la localizzazione dei siti più interessanti per le prossime missioni al sistema di Giove.
La nuova mappa geologica di Io può essere scaricata da qui (USGS).





