I vulcani di Marte sono ancora attivi

I vulcani di Marte sono ancora attivi

Se su Marte vi siano ancora terremoti, questo implica che sono ancora in atto fenomeni di vulcanismo, che potrebbero contribuire a creare le condizioni per l’esistenza di acqua allo stato liquido.

Cerberus Fossae

Una parte della Cerberus Fossae, un sistema di fessure allineate a est di Elysium. Fonte: http://hirise.lpl.arizona.edu

Gli scienziati hanno, in effetti, trovato prove di terremoti relativamente recenti
sulla superficie di Marte, attraverso lo studio di rocce cadute da alcuni rilievi, che hanno lasciato tracce evidenti dietro di esse.

Grazie all’ausilio dell’ High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE),  il team di ricerca ha esaminato una serie di massi lungo un sistema di faglie denominato Cerberus Fossae, che attraversa una “giovane” regione lavica sulla superficie (pochi milioni di anni).
Analizzando i massi caduti da una rupe marziana, alcuni dei quali hanno lasciato tracce nei terreni, e confrontando i modelli di caduta delle rocce da terremoti sulla Terra, gli scienziati hanno potuto stabilire che la causa più probabile sia dovuta proprio a fenomeni di natura sismica.

Gerald Roberts, un geologo esperto in terremoti, in collaborazione con Birkbeck, un’istituzione del University of London, ha detto che le immagini di Marte, includono massi che spaziano dai 2 ai 20 metri di diametro. Quello che ha colpito, nell’analisi delle immagini delle aree circostanti, è che la dimensione e il numero dei massi andava via via diminuendo in un raggio di 100 km, centrato in un punto lungo la Cerberus Fossae.

“Questo è consistente con l’ipotesi che i massi siano stati smossi da eventi tellurici, e che l’intensità sia stata ovviamente decrescente all’allontanarsi dall’epicentro di essi”,
ha detto Roberts.

Il team ha confrontato il modello applicato alla superficie di Marte con quanto è stato osservato dopo il terremoto avvenuto vicino a L’Aquila nel 2009. Nel caso avvenuto in Italia centrale, la caduta di massi si è verificata fino a circa 50 km dall’epicentro. Poiché nei terremoti marziani l’evento ha invece coinvolto anche aree ci circa
200 chilometri di lunghezza, si ipotizza che la magnitudo di alcuni terremoti fosse superiore ai 7 gradi della scala Richter. Si tratterebbe dunque di fenomeni davvero notevoli.

Osservando, poi, le tracce che i massi hanno lasciato sulla superficie dei terreni, è stato possibile stabilire per gli eventi sismici un’epoca relativamente recente. Questo si deduce dal fatto che i venti e le polveri da essi trasportate non hanno ancora avuto il tempo di coprire le tracce. E’ già noto, infatti, che tracce sul suolo di Marte possono scomparire in tempi davvero rapidi.

Se, per esempio, consideriamo le tracce lasciate in passato dai rover della NASA,
alcuni di esse sono state cancellate in pochi anni. E’ per tale ragione che si pensa vi sia ancora attività vulcanica sul pianeta, che pertanto non è ancora geologicamente morto.

Se questo è vero aumenterebbero le probabilità di trovare tracce di vita. La vita ed il vulcanismo sono, infatti, strettamente correlati. Se su Marte avvengono ancora fenomeni vulcanici, questi possono portare fino in superficie o appena sotto di essa masse di magma caldo che riscalderebbero porzioni della superficie. I ghiacci polari o il permafrost potrebbero sciogliersi, aumentando la pressione atmosferica e favorendo la formazione di acqua allo stato liquido. E dove c’è acqua oggi sappiamo che può esserci vita.

 

 

 

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